Presso S. Lorenzo fuori le Mura, il 19 agosto 2021 ore 10 si terrà la messa in ricordo di Alcide De Gasperi, padre fondatore della democrazia italiana, della Democrazia Cristiana e simbolo dei valori ispiranti il buon lavoro, il sacrificio per il prossimo, l’amore per il suo popolo. Vogliamo ricordarlo così, per far rinascere un esempio, per far si che le sue ottime gesta e la sua profonda fede sia da ispirazione, faro, del futuro nostro e dei nostri giovani.

LA STORIA DI UN GRANDE UOMO

Nato a Pieve Tesino nel Trentino allora austro-ungarico il 3 aprile del 1881, Alcide De Gasperi sarà l’uomo politico più importante del XX secolo in Italia, raccogliendo il testimone nel 1927 di quello che era il Partito Popolare di Don Sturzo dopo che lo stesso fondatore per sfuggire alle ritorsioni fasciste scelse volontariamente l’esilio negli Stati Uniti. Il politico che si è formato nel parlamento austro-ungarico pre Grande Guerra, collaboratore del giornale il Trentino, ha avuto la capacità di non naufragare di fronte alle difficoltà del fascismo visto che dopo essere stato condannato a 4 anni di prigione e rilasciato nel 1928, per evitare altre situazioni difficili, venne assunto come bibliotecario in Vaticano.

Il secondo conflitto mondiale lo vide protagonista sin dal 1943 quando riorganizzo i Popolari fondando insieme a Fanfani, Moro, ed altri formati sotto la scuola di Mons. Montini (futuro papa Paolo VI) la Democrazia Cristiana che sarà, nel bene e nel male, il partito che guiderà l’Italia per circa cinquant’anni fino al 1994, anno del suo scioglimento definitivo.

Discorso del 1948 a Milano

Fu il presidente della ricostruzione, fu il presidente che andò a Parigi a negoziare le infamanti condizioni di pace ed allora lo statista disse: 

“Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione. Signori, è vero, ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire. Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare. Vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace, nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni paese, che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una meta ideale. E’ in questo quadro di pace generale stabile, signori delegati, che chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra, per creare un mondo più giusto e più umano”. 

tomba scolpita dal Manzù

Con questo discorso L’Italia venne guardata con un occhio meno duro, anche se bisogna ricordare che lo stesso De Gasperi nel 1943 chiese ai comandi alleati di bombardare Roma per scuotere i cittadini a ribellarsi al fascismo, un documento ritrovato e pubblicato a Guareschi, e per questo motivo lo stesso scrittore venne condannato ad un anno di carcere. “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alla prossima generazione” era il suo motto, e per sette volte De Gasperi guidò il governo del paese fino al 1953. Ufficialmente si dimise dalla politica perché aveva fallito le elezioni politiche del paese dove la DC perse l’8% dei voti rispetto al 1948, ma gli scandali del suo partito – basti pensare alla morte di Wilma Montesi – in realtà lo avevano indebolito. Si ritirò dunque nel suo Trentino dove mori nella notte tra il 18 e il 19 agosto del 1954 a Sella di Valsugana.

Come scrisse Giovanni Spadolini egli “seppe conciliare la fede con la patria” Proprio per questo la diocesi di Trento aprì nel 1993 il processo di beatificazione, acquisendo il titolo di Servo di Dio. Le sue spoglie riposano nella basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura (dove è sepolto anche Pio IX), nel porticato con la tomba scolpita dal Manzù.

Riferimenti: Latina.biz



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